diffusione indiscriminata di cultura ciclistica

La genesi di zeronove

come eravamo

Primi del millennio

stalli vecchi mortazzaTra la fine degli anni ’90 e gli inizi del nuovo millennio, ad utilizzare la bici a Catania eravamo veramente in pochi, pochissimi temerari che sfidavano la mancanza di cultura e di accettazione in tal senso. Pochi davvero che, evitando buche e pregiudizi, avevano trovato un modo alternativo per girare in città, che si erano accorti della “potenza” di quel mezzo così economico e divertente.

Stranamente però il fenomeno stentava ad espandersi, quasi nessun’altro voleva superare l’ostacolo mentale che accomunava la bici ad un mezzo di fatica estrema e di ammissione di povertà. Quasi nessun’altro voleva provare l’ebbrezza dello spostarsi senza costi onerosi e senza inquinare, di muoversi col sorriso in volto restando in forma, quasi nessun’altro era attratto da quella libertà.

Pochi, appassionati e autodidatti. Perché la bici è un mezzo semplice e la manutenzione ordinaria può essere effettuata da chiunque. Tuttavia, si sentiva bisogno di meccanici e di una officina; i pochi biciclettai in città, arenati nel passato, erano ridotti a nostalgici commercianti non più abituati alla figura del ciclista urbano e che coltivavano l’unico obiettivo della vendita degli articoli che più difficilmente riuscivano a smaltire.

Chi poteva dunque, riparava da sè il proprio mezzo, o chiedeva agli amici. Fino al giorno in cui un gruppetto di volenterosi amanti della bici, trovò lo spazio ed il modo di fondare una Ciclofficina popolare, luogo di ritrovo e di “lavoro”, gestito su base volontaria in cui si poteva imparare a riparare la propria bici grazie all’aiuto dei meccanici volontari autodidatti che muovevano i loro primi passi nel mondo della ciclomeccanica. Era il 2003.

 

Dal 2004 al 2008

officina vecchia mortazzaFra i tanti componenti del gruppo Ciclofficina Etnea, siamo in quattro ad accorgerci subito che oltre alla passione viscerale per la bici condividiamo visioni comuni e aspirazioni più ampie, percepiamo che quell’amicizia ciclistica celava una voglia di fare che per tutti e quattro in quegli anni stava diventando irreprimibile . Gli anni passati alla ciclofficina ci danno l’occasione per maturare l’esperienza necessaria per divenire veri meccanici e saper gestire un’officina, sapere di cosa ha bisogno una persona che vuole usare la bici come mezzo di spostamento quotidiano. Ognuno di noi quattro mette in gioco le proprie inclinazioni, il proprio passato, ci troviamo su tutto, ma ancora non basta, siamo irrequieti, non ci accontentiamo di quella dimensione, soffriamo nel non poter accontentare tanti potenziali ciclisti che si rivolgono alla ciclofficina.

Cerchiamo di distrarci, ma quella sensazione è assillante, non stiamo facendo abbastanza.

Attraversiamo Catania in lungo e in largo grazie agli appuntamenti settimanali di Critical Mass, sposiamo in pieno l’idea di imporre fisicamente la presenza di una massa di ciclisti per abituare le strade e i cittadini. Costruiamo bici circensi  per sorprendere, per abbattere l’apatia dell’automobilista imbottigliato, sfrecciamo ridendo senza inquinare, scampanelliamo, informiamo, coinvolgiamo, ma non basta…

Proviamo allora con un pò di sport, diventiamo pionieri del BikePolo in Italia, Catania infatti è tra le prime città d’Italia ad iniziare ed è ancora oggi una delle comunità più numerose e competitive. Affiniamo la nostra fantasia meccanica per assemblare bici sempre più adatte allo scopo, guizziamo sui nostri prototipi, mazzate, pallinate, scontri, cadute, ginocchia sbucciate come da piccoli, lunghe notti goliardiche, i primi tornei … ma ritorna ancora più pressante quella sensazione…

IMG_3420Stiamo per scoppiare, scalcia in noi la voglia di mettere in gioco tutto, giorno dopo giorno la voglia diventa un bisogno, un obbligo morale, ci lasciamo rapire dal sogno, ne scorgiamo i segni anche dove non ci sono, cominciamo a costruire mentalmente un’ossatura che tenga in piedi la visione.

Ma Catania è strana, il luogo che per 17 anni aveva dato spazio all’aggregazione, a laboratori creativi come la ciclofficina, e dato la possibilità a tanti, come noi, di conoscersi e progettare attività utili a tutti, fu ritenuto necessario per il bene della cittadinanza essere sgomberato a manganellate, sequestrato, compresi attrezzi e oggetti personali, e murato per sempre.

Ma nessun vulcano può essere fermato, ribolliamo sotto le nostre tute da meccanico, e se non era quella la goccia ce ne sarebbe stata un’altra.

In fondo non vogliamo niente di utopistico, sentiamo il dovere di mostrare senza integralismi come la bici rappresenti un valido mezzo di trasporto a Catania e dovunque.

Vogliamo dotare la Catania ciclistica di un punto di riferimento stabile, efficiente, che oltre al servizio di riparazione meccanica affianchi un luogo dedicato allo scambio di esperienze tra utilizzatori di bici di tutti i sessi, tutte le razze, tutte le età.

Vogliamo attivare in città una fonte inesauribile di cultura ciclistica, mettere una bici sotto ogni sedere, incrementare vertiginosamente la percentuale di spostamenti in bici in ambito urbano.

 

Dal 2009 all’infinito…

IMG_3315Un’alba di novembre del 2009 fondiamo Zeronove. Avevamo forse trovato lo sfogo alla nostra irrequietezza?

La sede non l’abbiamo, gli attrezzi nemmeno, con pochi risparmi cominciamo, qualche attrezzo, le bici degli amici, qualcuno ancora si ricorda dei bei tempi, ma ora siamo zeronove, 4 teste, 8 mani, poche regole, ci divertiamo, ci doniamo. In due anni ci trasferiamo tre volte, l’officina diventa sempre più pesante, prima a casa di uno di noi, sfrattato, poi ospiti di una casa di un amico al secondo piano, la gente ci trova anche lì, e si accolla le scale, poi finalmente ci accoglie stabilmente il quartiere di san berillo, 50 mq da convertire in ciclobar, la zeronove diventa ufficialmente un opificio, siamo muratori, falegnami, vetrai, idraulici, elettricisti, piastrellisti, ingegneri, architetti, decoratori, pittori, grafici, fabbri, ristrutturiamo e conformiamo la sede di via opificio 12 a nostro piacimento, giorni e notti, estate inverno, finalmente abbiamo una officina, un banco, un magazzino e un angolo bar.

I ciclisti che frequentano l’officina cominciano a moltiplicarsi esponenzialmente, esistiamo, la voce si sparge, come pensavamo Catania aspettava un posto del genere. Lavoriamo intensamente, siamo convinti di non abbandonare più la strada che abbiamo intrapreso, nonostante i grandi sacrifici di gestione, visto che ognuno di noi quattro deve andare a guadagnarsi la pagnotta da qualche altra parte, reggiamo, sopravviviamo ci confrontiamo con centinaia di persone che trovano in zeronove soluzioni, professionalità, umanità, dialogo, confronto, spazio per la mente, per la pancia, impegno, fermento, ore liete. Ma non basta. Ritorna la solita sensazione.

IMG_3018Gli spazi sono stretti, l’officina ormai deborda dalla stanzetta, la casa non ci contiene più, siamo invasi dalle biciclette, sui muri e i tetti non resta spazio nemmeno per un chiodo. Siamo quasi in stallo ma non possiamo fermarci, attraversiamo la strada, la bottega è vuota, la affittiamo. E’ distrutta, chiusa da vent’anni. L’estate la passiamo così, ad intonacare, imbiancare, piastrellare, progettare, trapanare, saldare, martellare, disegnare, costruire, tagliare, levigare, appendere, montare, saldare, dipingere, soppalcare, ed infine traslocare 2 anni di intensa attività nella nuova bottega.

Guardare quella vecchia fa una certa impressione, vuota, crivellata, è rimasto solo il banco del baretto e l’eco delle nostre voci impazienti, bisogna dunque ridestinare la sede ad una unica funzione, la vita associativa, il convivio fra soci, agorà di scambio di idee ed esperienze, conoscenze e progetti, da cosa nasce cosa, per convincere qualcuno ad andare in bici bisogna solo farlo ascoltare, parlare di bici e farlo ascoltare.

Ma sì, ridestiniamo, cancellare le tracce del precedente utilizzo non è facile ma in poco tempo, cartongesso, taglia, chiodo, vite, flex, stucco, riempi, carteggia, mascherina, tempera, rullo, raschia pulisci, lava, arreda ma con cosa, ma sì facciamo i mobili con i pezzi delle bici, e ci ritroviamo con la sede adatta per il tempo libero dei soci, per qualche festa, musica, estrazioni di bici mentre di fronte l’officina raggiunge livelli di efficienza sempre più alti, non dorme mai e nonostante ci aiuti a dare sfogo a qualsiasi nuova idea ci passi per la mente, quella strana sensazione ancora non ci abbandona.

Zeronove è semplicità.

Nonostante la semplicità con le cifre da zero a nove si possono formare infiniti numeri.